Bellano – Dervio

Dalla Chiesa di S. Rocco e il camposanto di Bellano sale la gradonata per Ombriaco sottopassando due ponti carrozzabili.

All’altezza del lavatoio, senza entrare nella parte vecchia dell’abitato, si volge a sinistra e intersecando più volte l’asfalto si rimonta la pendice fino all’ampio prato alberato retrostante il santuario di Lezzeno (alt.366). Ottimo luogo per una lunga pausa.

Si riprende utilizzando una breve variante che corre fra le vecchie case e la pendice; passa accanto alla cappella del Miracolo e quindi arriva a un bivio presso un impluvio.

Qui si tiene a sinistra, in ripida discesa; si torna e si attraversa la strada per riportarsi sul sentiero appena sotto. Di fronte si scorge, su un dosso, una bella composizione di paesaggio con alcuni filari di vigna, i terrazzini coltivi e qualche battello. Ora il sentiero cala in uno stretto vallone per poi guadagnare una bella radura con vecchi rustici. Si notano lungo la via delle nicchie ricavate nei muri laterali. Sono ricolme d’acqua che defluisce dal prato sovrastante; in passato erano usate come cisterne in caso di siccità.

Si superano diversi valloncelli, fra cui la Valle dei Mulini, che ricorda la passata presenza di questi manufatti; quindi, al colmo di una breve erta, si lascia a destra il sentiero per Pendaglio, scendendo decisi a sinistra verso Oro (alt. 297).

In passato, Oro era nota, assieme alla vicina Verginate, per la produzione di un buon vino, passito. La chiesa di S. Gottardo, patrono dei viandanti, fu eretta fra il 1569 e il 1579. Si danno due possibilità: seguire la strada asfaltata a destra, oppure scendere qualche gradino e passare nelle case del vecchio borgo per poi riprendere più avanti la strada.

Traversata la linda frazione Oro (alt. 297), il sentiero segue per un tratto la strada e si attesta fra i prati bassi di Verginate (alt.330), ultima frazione di Bellano. Vale la pena di procedere lentamente, gettare lo sguardo alle spalle per ammirare il panorama del lago, oppure cogliere i dettagli del paesaggio. Vi si rinvengono tracce di un popolamento antico, costruito su difficili pendenze, modellato sulle terrazze che recano i segni della coltura della vite e dell’olio.

Al passaggio dell’ombrosa Valle Grande si entra nel comune di Dervio. Il sentiero mostra tutta la sua bellezza: il fondo acciottolato, bordato da un muretto che annuncia un gesuolo di fattura barocca. È un brano del Viandante decisamente ammirevole.

Siamo fra le balze dei Ronchi (alt.362): il termine sta a significare la sistemazione ad arte del pendio in forma di terrazze sostenute da terrapieni artificiali. Alcune case sembrano sospese sul lago. Ai bordi del cammino, da una parte e dall’altra, si affacciano giardini, ortaglie e palmizi che decorano la soglia di vetuste case di campagna. Un masso inciso riporta la data 1693. Diversi tracciati puntano verso l’alto e conducano ai monti, i luoghi del pascolo stagionale del bestiame, intorno alla vetta del Monte Muggio.

Più avanti ancora (Via ai Ronchi), il sentiero procede sulla viva roccia in qualche punto segnato dal secolare passaggio delle slitte. Si notano anche dei gradini intagliati nella roccia. Grazie alla migliore insolazione è il dominio della ginestra e di altre pianticelle termofile. La visuale porge lo sguardo verso Dervio; oltre il solco del lago si ergono le montagne delle vallate occidentali. Da notare anche su un grande masso lisciato dal ghiaccio nei tempi remoti, l’incisione in punta di lama di un disegno geometrico, forse un rudimentale labirinto o un gioco.

Il sentiero degrada al piano; sfiora le umide case di Chignolo, raggiunge la vecchia strada nazionale all’altezza del ponte ferroviario e del Crotto del Cech (alt. 218), simpatico luogo convivio, ormai alle porte di Dervio, cui si accede per la rettilinea Via Duca d’Aosta. Lungo questa via si ponga attenzione a uno degli ultimi rustici in pietra a vista rimasti, sul lato di destra, con una singolare ed elegante doppia finestra arcuata con sovrastanti piccionaie e più avanti alla cascata della Sedeia con area di sosta, lavatoio e fontana di sorgente.

L’ingresso a Dervio avviene con un lungo rettifilo che porta accanto alla Chiesa dei Santi Quirico e Giulitta con un bel campanile romanico e al ponte sul fiume Varrone, dove nel medioevo i viandanti pagavano il dazio. Da qui si può raggiungere rapidamente la stazione FS di Dervio.

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