Dorio – Colico

Prima di arrivarvi si passa a guado un rivo (resti di mulini) e si raggiunge la chiesa di S. Giorgio (alt. 299), antica parrocchiale di Dorio, già esistente nel 1412. Vale la pena attardarsi un attimo sul sagrato della chiesuola per la bella veduta sul lago e sulle sottostanti case di Dorio, il capoluogo comunale.

Passando alle spalle della chiesa si arriva a Mandonico (alt. 302), con le sue rustiche case avvolte nel silenzio e conformate all’andamento del terreno, parte lungo il sentiero e parte sulle balze prative. Molte case appaiono modeste nella loro fattura, una invece, all’uscita del villaggio, ha l’imponenza del palazzo, seppure rustico con le pietre a vista. Superata la diversione che a sinistra scende a Dorio e alla stazione Fs., di nuovo si aggirano i solchi della montagna. Fra le chiome degli alberi si scorge il promontorio di Olgiasca che nasconde il lembo superiore del lago. Inizia la salita del castagneto, verso la cappella s. Rocco e la soglia che divide dalla costiera di Colico.

È un tratto di grande bellezza; specie la mulattiera, che appare realizzata, o meglio ritratta, con tecniche tipiche di un centinaio d’anni or sono. È anche interessante notare la struttura della roccia; non siamo più nel dominio del calcare, che abbiamo incontrato fino a Bellano, predomina qui una pietra scistosa (micascisti e gneiss minuti) talvolta traversata da vene di anfiboliti, come nei pressi di S. Rocco. La vegetazione, sulle rocce affioranti, perde la sua veste arborea; si diffondono la ginestra, l’erica e gli altri arbusti che amano l’intensa insolazione di questo versante

La cappella di S. Rocco (alt. 487) annuncia i Ronchi di Vesgallo (alt. 555), culmine di questo tratto del sentiero.

Dopo S. Rocco, due rampe a gradoni guadagnano la soglia del contrafforte che divide la costa di Dorio da quella che affaccia sul laghetto di Piona (punto panoramico). La nuda roccia, lavorata dai ghiacciai quaternari, lascia ampi varchi nella vegetazione, dove ai castagni si avvicendano flessuose betulle e i primi faggi.

La mulattiera corre precipite sul fianco della montagna incontrando qualche gesuolo. Ogni tanto, scrutando i bordi, si notano dei ceppi numerati che indicano i lotti in cui un tempo era ripartito il bosco.

Più avanti il percorso si insinua nell’ombrosa Valle Rossecco (alt. 598); qui la mulattiera vince un salto di quota con uno scalone in pietra; quindi si distende, meno acclive, entro una luminosa radura, vigilata da secolari castagni. È il monte Perdonasco (alt. 616), uno dei molti insediamenti stagionali che occupano il versante settentrionale del Monte Legnone, dove in passato si veniva a far provvista di legna e castagne.

Oltrepassata la Valle di Voh si è subito a Monte Sparesèe (alt. 611) e all’isolata chiesa della Madonna Regina dei Monti. È singolare osservare che questi ‘monti’ appartengono al comune di Dorio e non a quello di Colico, la cui piana si prospetta ormai vicina. Ciò fu dovuto a un arbitrato del 1755 che mise fine a violente dispute fra le due comunità. Questo spiega anche la bella e solida struttura della mulattiera fin qui percorsa. La chiesina fu costruita proprio per con sentire agli alpigiani di onorare le festività senza far ogni volta ritorno alla lontana parrocchiale di Dorio. Oltre Monte Sparse si imbocca una strada cementata che si seguirò in discesa per lungo tratto (scorciatoie), sulla pendice ombrosa del bosco, fino a Posallo (alt. 433) dove si trova un accogliente ristoro e dove, volendo, si può raggiungere la stazione Fs di Colico.

Superato Monte Sparesèe (alt. 611) e imboccata una carrabile, si inizia la discesa in direzione di Posallo. Si scende nel mezzo di un castagneto dove, di tanto in tanto, è ritagliata qualche radura. Nel sottobosco si individuano degli isolati massi trasportati qui dai ghiacciai quaternari; alcuni sono incisi in forma di coppelle, opera di antichissimi abitatori per manifestare culti e riti pagani. La strada compie alcuni tornanti prima di convergere ai piedi della pendice dove, a ventaglio, si apre il penepiano di Colico.

A Posallo (alt. 433) si trovano un agriturismo e una trattoria; se si segue la strada asfaltata si arriva alle prime frazione di Colico (Borgonuovo, Corte) e alla stazione di Piona, servita però da pochi treni. Il sentiero del Viandante piega invece a destra presso un cascinale e prosegue lungo la pendice della montagna; passa su una passerella il rio Perlino e, seguendo una mulattiera, si alza di quota per poche decine di metri fino a raggiungere la chiesa di S. Rocco (alt. 480), amena radura con tavoli in pietra, fra prati e castagni.

La chiesa ha origini antiche, ormai rivela l’abside romanico, ed era intitolata a San Sebastiano come rivela un’immagine del santo all’interno dell’edificio che, peraltro, non ha mai avuto titolo di parrocchia bensì di luogo di devozione. Fra gli affreschi interni, risalenti al XIV-XV sec., si segnalano l’Ultima Cena di ben 6 metri di lunghezza e con una folla di personaggi dai toni popolareschi, e il Martirio di S. Sebastiano. Quest’ultimo è opera del XVI sec. Di notevole valore artistico. Nel 1401, durante un riassetto dell’edificio, furono aggiunti il, campanile e il portico. Superata la chiesa e attraversato un castagneto, si imbocca una strada asfaltata. Le fonti storiche dicono che l’originaria strada verso la Valtellina, passava più in basso, fra le frazioni a monte di Colico evitando i saliscendi che segue oggi il sentiero.

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